Il Destino del mondo
New York, 6 giugno 2007
Con un sorriso malizioso l'uomo dalla camicia bianca constatò con enorme piacere che il posto che avevano scelto fungeva, come si suole dire, da " punto strategico". Infatti dal bar dove aspettava il caffè, poteva controllare l'arrivo della sua preda, mentre comodamente sorseggiava la bevanda in santa pace. Non avrebbe dovuto neanche spostarsi.
Controllò di nuovo il monitor e spazientito decise che non avrebbe più accettato lavori dove non gli veniva detto quanto tempo ci volesse prima di entrare in azione.
Era un uomo cinico e pignolo, da sempre amava la puntualità, avrebbe voluto che il suo mandante gli avesse programmato un' ora come le 12.19, più che ''verso le 12". In più aveva constatato che a mano a mano che si andava avanti con gli anni, i ritardi aeroportuali erano ben lontani dal diminuire, anzi se avessero potuto non avrebbero fatto altro che aumentare.
Era arrivato lì alle 11.33. Ormai aspettava da più di quattro ore e quel dannato aereo non arrivava più.
Finalmente lesse che il volo che tanto aspettava sarebbe arrivato sicuramente mezz'ora dopo. Si rilasso. La cose che gli piacevano di più erano due: le donne, di cui andava matto, e un bel lavoro pulito. Il compito di andare a prendere un uomo all'aeroporto aveva tutti gli attributi per esserlo.
L'uomo dalla strana carnagione scura, scese dall' aereo guardandosi intorno con aria soddisfatta. Durante tutto il viaggio non aveva dormito e non rispose neanche al saluto della Hostess.
Si diresse in fretta e furia all'uscita del gate dove, secondo le istruzione della voce nel cellulare, avrebbe dovuto girare a destra e proseguire verso il bar dell' aeroporto per poi entrarci.
Non sapeva cosa sarebbe successo dopo ma si aspettava di trovare un uomo che l'avrebbe pagato per la missione (e per il silenzio) e se ne sarebbe andato via con il prezioso oggetto che adesso lui aveva in borsa.
Non era mai stato in un aeroporto del genere, il che gli incuteva molta soggezione. Dopo aver voltato lo sguardo a destra gli uscì istintivamente un sorriso. Davanti a lui si estendeva un enorme bar che, più che ad un aeroporto, avrebbe potuto appartenere ad un gigantesco locale o discoteca.
Riconobbe l'uomo che l'avrebbe dovuto pagare e si diresse al suo tavolo. Mentre passava in mezzo a tante persone di ogni nazionalità si chiedeva se l'avventura del mese prima valeva davvero tanto, ma in fondo a lui cosa importava avrebbe preso i soldi e sarebbe scomparso.
Seduto al tavolino vide l'uomo che, smarrito, si dirigeva verso di lui, sorrise: "sarebbe stata una cosa semplice e veloce".
Gli fece un cenno con la mano togliendo ogni dubbio all'uomo che, allungando il passo, arrivò alla sua sedia e si sedette.
Nonostante si fosse seduto e si dovesse sentire a suo agio non fu per niente così. Squadrò l'uomo affianco a lui, era impeccabile, l'esempio concreto dell'uomo perfettino: camicia bianca senza un'ombra di grinze o aloni; capelli ben messi pettinati all'indietro e un portamento da signore, nonostante gli avrebbe dato massimo quarant’anni.
Dovette smettere di muovere i suoi occhi su e giù quando vide che le labbra dell'uomo si muovevano: «Come è andata?» stava dicendo.
Dopo aver immagazzinato quella domanda rispose: «Bene, facciamo in fretta però».
«Calma, calma, bevi qualcosa prima».
«Okay» si voltò per chiamare il cameriere, ma non vide ombra di inserviente.
«Questo non è un ristorante ...» disse l'altro vedendolo in difficolt« come ha detto che si chiama?».
"In realtà non l'ho detto", ma dovette rispondere cordialmente: «Robert, Robert Hoensy. Comunque visto le dimensioni pensavo ... » .
«Non preoccuparti Bob» disse quello già in piedi: «Ti faccio avere subito un buon caffè».
«Sì, Sì grazie, con del latte per favore.».
Divertito l'uomo pensò "E non solo ... " ma disse: «Okay arriva subito».
Due minuti dopo l'uomo tornava con in mano i due caffè fumanti, e sedutosi iniziò: «Allora, dove è»
Sorseggiando avidamente il caffè Hoensy rispose: «Nello zaino come mi ha detto il capo».
«Benissimo quando avrai finito faremo lo scambio in bagno ... », sorrise con un ghigno che preoccupò Bob.
«E la mia valigia» chiese lui. «La prenderai dopo» rispose l’uomo, tornato serio.
Finito il caffè presero rispettivamente lo zaino e la valigetta e si diressero verso le 'toilette'.
Entrati Hoensy si lavò la faccia, aveva un caldo tremendo. Poi voltandosi, vide l'uomo che rideva di gusto.
Capì immediatamente cosa stava succedendo. Mentre iniziava a vederci sfuocato l'assassino gli prese le braccia per infilarlo in una cabina.
Le parole del capo gli risuonavano nella testa: "Meno persone sanno di questo affare e meglio è".
Cinque minuti dopo l'uomo con la camicia bianca si allontanava verso l'uscita dell'aeroporto sogghignando agli avvisi dello "spiker" :« Valigia smarrita ... ».